Critica

Gino Sironi con la sua arte, ci ha lasciato una testimonianza preziosa d’umanità vissuta. Facendo appello alla memoria visiva, rivedo ancora le sue composizioni pittoriche che tanto mi affascinarono nella non lontana presentazione che di esse ebbi modo di fare alla galleria “Ars Italica” nel Palazzo dell’Arengario di Milano, lo storico ambiente espositivo a lui così caro, nel quale era ritornato ancora una volta (che per lui doveva purtroppo rivelarsi l’ultima), su invito della indimenticabile gallerista Aurora Santoro Petrillo. Anche in quellSoccasione, di fronte ai quadri di Sironi, mi sono reso conto una volta di più che le sue opere erano da ammirare per la nitidezza sapiente del disegno, il dosaggio convincente e stimolante del colore, l’alone fascinoso di poesia. D’altra parte, se ci ricolleghiamo alle note biografiche dell’artista, mentre dobbiamo sottolineare la stupefacente precocità delle sue prime opere che risalgono al 1928, e cioé all’epoca in cui Sironi, nato nel 1912, aveva appena 16 anni, possiamo comprendere la rilevanza del processo formativo che egli fece proprio nel severo ambiente braidense con docenti che hanno lasciato un segno nella storia dell’arte, da Palanti, a Campestrini, Lentini, Grandi, Lombardi, Bolgiani. L’insegnamento accademico avuto a Brera, é stato poi integrato dai corsi frequentati la sera a Milano, nelle scuole che dovevano maggiormente affinarlo nella pittura (con specifiche cognizioni acquisite pure nell’ambiente dell’anatomia), e dell’arte vetraria. E questo variegato itinerario d’apprendimento, gli sarebbe poi giovato nell’impegno che mise in atto nel suo “atelier”, di pittore, anche per l’attività grafica, oltre che per la docenza che egli stesso fece propria in corsi di educazione artistica. Di questo mirabile “creativo”, tipico esponente dell’ambiente ambrosiano nel quale é vivo il rimpianto nell’odierna metropoli che pure da quel ceppo ha preso struttura e linfa, Mario Monteverdi ha scritto che si trattava di “un milanese di quelli buoni”. Alla sua città, Sironi nei dipinti portò un’affettuosa attenzione, che contestualmente seppe aprirsi alle suggestioni di tanti altri ambienti italiani e d’oltre confine che via via avevano stimolato il suo estro descrittivo. Ma Gino Sironi é ancora da ricordare per la sua puntuale e vivace ritrattistica, a partire dalla cerchia degli affetti familiari. Un pittore, dunque, col quale é doveroso e simpatico dialogare ancora, attraverso la riproposizione di un’arte che rimane vivida nel tempo.

Siro Brondoni

Gino Sironi tra fascino delle memorie e verità dei sogni

“Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha nell’urna”. Più che giusto. Credo che l’amico carissimo e maestro Gino Sironi, emerito docente di discipline artistiche e di grafica pubblicitaria, e, soprattutto, artista “dalle mani buone” e dallo spirito capace di carpire, al mistero che ci circonda, le emozioni più segrete per trasformarle in pregevole pittura e in delicata e struggente poesia, abbia lasciato tanto di sé in coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato. Di una colloquialità a dir poco disarmante, possedeva il raro dono di mettere a proprio agio l’interlocutore, sia che fosse un’occasionale conoscenza o un suo amico ed estimatore da anni (che poi, spesso, per lui erano tutt’uno), ed era anche provvisto di una notevole dose di affabilità, che solitamente rivela un’indole buona e fiduciosa nel prossimo. Di lui i miei ricordi, resi incancellabili da una frequentazione onesta e feconda che il tempo cordialmente rinnova e iscrive nel diario dei sentimenti che non si scordano e ti avvincono sempre, sono di fresca e stupenda armonia spirituale, di rara bellezza memoriale e di proficua collaborazione. Infatti abbiamo percorso un buon tratto di un comune cammino artistico e culturale, ma, in primo luogo, umano e ideale; lui come artista, io come giornalista e critico, e ho avuto modo di apprezzare il suo “fare arte”, orientato a illuminare l’esistenza col talento di un pittore consumato, ma, al tempo stesso, coll’animo di un bimbo che ricerca, in ciò che lo contorna, la nascosta e ineffabile melodia delle “cose umili e semplici”, le quali, in definitiva, costituiscono la vera grandezza dell’uomo. L’arte del maestro Sironi (pardon di Gino: guai a farlo sentire “importante”, nonostante ne avesse ben giusto motivo) rimarrà iscritta in tutti noi, che gli siamo stati (e lo saremo per l’eternità) vicini, anzitutto come la fiaba senza tempo di uno spirito semplice e attivo, il quale ha voluto bene al mondo e ai fratelli per essere amato e mai dimenticato. Gino, sei sempre accanto a noi e ci doni sempre l’incanto di un tuo paesaggio o di una marina che appartengono a tutti, specialmente ai sogni che non muoiono mai.

Giorgio Rota